Quest’estate, io, Viola e Otto, per ripararci dal troppo caldo, ce ne andavamo in giro in cerca di un posto tranquillo dove girasse aria; trovammo un posto magnifico, a due passi da casa, con panchine, aria, mura, un Castello e per niente affollato. La presenza di un gruppo di anziani signori faceva da contorno ed era divertente, scrutare l’orizzonte, farsi baciare dall’arietta e dai canti di Viola e ascoltare i loro racconti, le loro contestazioni riguardo all’attualità. Loro erano gli abitanti di questo piccolo villaggio, si conoscevano tutti. Ed erano allegri e sereni.
E così, mentre Viola canticchiava, Otto abbaiava (per niente), io tentavo di ascoltare gli anziani signori.
Ed ad un tratto, quasi per magia, arrivò un auto e ne scese un uomo in calzoni corti e t-shirt bianca che si diresse quasi immediatamente verso le mura insieme a due giovani ragazzi. Guardava l’orizzonte, ne indicava alcuni punti e i ragazzi scuotevano la testa. Mi era familiare quella persona e quando si diresse verso il Castello mi passò avanti e fui illuminata. Era il grande Professore. Roberto Vecchioni.
Fui colta dal panico, volevo vincere la mia insicurezza e chiedergli qualcosa ma non ci riuscii. Almeno non subito. Tornò indietro dopo pochi minuti e io ebbi la forza di chiedere se poteva prestarsi per una foto con Viola. E lui, gentilissimo, rispose – ma certamente !- ; io afferrai il telefono e per errore feci un primo piccolo video che vi mostro.
Vi voglio far notare il ciuccio di Viola che cade come se si fosse resa conto che era Vecchioni.
4 secondi in cui c’è tutto quello che vi ho raccontato.


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