Il processo catartico che è in me

Quando ero piccola amavo starmene parte della giornata all’aperto. Le farfalle, la preparazione dell’insalata con l’erba da vendere ai viandanti affamati o per nutrire i miei bambolotti Danny e Gaia; avevo un pony dal nome Gigi (questo nome mi ha “inseguita” negli anni a venire) che scappava regolarmente ma che adoravo. Era bianco e nero. Avevo anche un cane dal nome Frico (ma che cavolo di nome era?), un pastore tedesco. Anche i successivi cani furono chiamati, con molta fantasia,”Frico”.

Poi, quando ebbi 13-14 anni mi sbizzarrii con un nome molto ma molto più originale ….. LAMPO…. Avevamo le galline e anche i conigli. L’area X, era appunto quella dove stavano loro. Mio padre non amava che io girassi lì, non perchè fosse pericoloso ma perchè sapeva che potevo combinare qualche disastro e in effetti come dargli torto…. un giorno mi ero messa in testa di voler dare da bere ai conigli. Gli sventurati, in quel periodo avevano dimora nell’ex stalla di Gigi e dunque stavano tutti insieme. Erano 19, belli grassottelli. Quando mio padre torno’ dal lavoro, li trovò morti affogati. Tutti e 19. Mi ero dimenticata l’acqua aperta. Piansi per una settimana. Mio padre non riuscì a sgridarmi troppo ma mi vietò categoricamente anche solo di pensare di trascorrere i miei pomeriggi nella zona ormai definita la zona XX.

Ma non ubbidii mai, anzi, approfittavo delle sue assenze per compiere nuove missioni sempre più pericolose… Complice mia sorella Serena, un pomeriggio, dopo che mio padre aveva montato con cura e parsimonia la rete acchiappa uccellini, poco prima che calasse il sole ci preoccupammo di liberare quelle delicate creaturine che ci guardavano a penzoloni e impaurite dalla rete. Non fu facile districarli da lì e dunque, trovammo che la soluzione più semplice, fosse quella di tagliare la rete con le forbici. Quando mio padre tornò dal lavoro e vide quel disastro (la rete aveva ogni sorta di buco quà e là e mi domando tutt’ora come potessimo pensare che non se ne accorgesse…), ci corse dietro per tutto il campo con la scopa….. finchè non ci acchiappò… fortuna che nostra madre era nei dintorni! Noi ci beccammo una bella sgridata ma ne valse la pena perchè da allora mio padre sconsolato non mise più la rete.

Ebbene, perchè vi sto raccontando queste cose? Oggi guardo mio padre, oramai in pensione da molto tempo che trascorre la maggior parte delle sue ore a curare le galline e l’orto e penso con tristezza che questi animali da cortile non sopravviveranno; una volta che si esaurirà la presenza dei nostri padri o dei nostri nonni, sarà ben difficile pensare che gli uomini dei nostri tempi possano anche solo pensare di essere in grado di “tirare il collo a una gallina”. Tuttavia, benchè da un lato, questo pensiero macabro ci faccia onore, poichè denota una forte sensibilità del genere umano attuale, dall’altro precluderà ai nostri figli la possibilità di conoscere questi animali, i quali, tra l’altro, sono meno impegnativi dei cani. I nostri figli non avranno mai il piacere di correre a prendere le uova o anche solo a gettare i semini e aspettare che le reginette del pollaio si avvicinino per mangiare. Ci sono realtà che ho avuto il piacere di conoscere nel web, (come ad esempio www.ildiariodellamamma.it), persone incredibili che scelgono di avventurarsi su questa strada in salita.

Ma quante persone riescono a tornare indietro? Troppo poche perchè le ruspe carrarmato hanno demolito e cancellato anche i nostri sogni andando a toccare, come abili chirurghi, la mentalità più intima del genere umano e ci hanno dato in cambio, una vita fatta di superficiale e anche un po’ ignorante apparenza. Dunque di chi è la colpa? La nostra? Ci siamo lasciati trasportare come barchette di carta in un fiume? Spesso, guardandomi intorno mi dico che ormai è troppo tardi. La diga non terrebbe nemmeno se ci provassi. Poi, in altri momenti mi obbligo ad essere più positiva. E ogni tanto ci riesco, poi mi capita di osservare una siepe finta e mi torna il mal di pancia. Non c’è niente da fare, la cultura è cambiata radicalmente. I cortili sono stati declassati dai parchi. Oggi i parchi sono stracolmi di bambini, di mamme bisognose di confrontarsi o di confrontare i propri figli con quelli delle altre mamme. Questi contenitori sociali, questi spazi aperti con giochi più o meno belli, questi centri commerciali, ci hanno allontanato da quella che era la nostra cultura, dai nostri sogni di bambini, quei sogni in cui ci si vedeva mamme, dove i nostri bambini crescevano come siamo cresciute noi, tra fili d’erba e caccia al tesoro. Ma haimè, ce ne hanno confezionata una con cui dobbiamo rapportarci ogni giorno, spesso forzatamente; e si deve partecipare a questa vita sociale, anche se non ci piace. E così, spesso ci si ritrova al parco, sedute su una panchina, spesso da sole, a pensare alle solite cose ” quella bambina sull’altalena ha la stessa età della mia ma la mia è più alta”. Pensieri che facciamo tutte, almeno io, sinceramente, benchè cerchi di essere superiore a queste cazzate, spesso mi trovo a fare certe associazioni…. ma mica per cattiveria. Solo per compensare dei momenti di solitudine su una panchina appiccicosa e forse per darmi inconsciamente dei piccoli premietti che mi gratifichino…. Mhà! La mente spesso è più veloce del mio reale pensiero. Anche questo temo sia frutto di un meccanismo che non può che peggiorare. A questo punto il mio Prof. di Italiano mi avrebbe dato questo voto: “sei andata ancora fuori tema”…..

devo riprendere il mio pensiero originale. Magari domani, sempre che il processo mi riporti sui binari dell’accettazione.

Buon sabato.

Questa teppista quì sopra sono io ……


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2 Comments

  1. ..tra fili d’erba e caccia al tesoro…caspita Evelin, mi hai fatto emozionare. Due parole descrivono quello che è il ricordo della mia infanzia…meravigliosa. é un articolo bellissimo. Grazie mille per avermi citata. Mi fa veramnete tanto piacere e poi non si sa mai che riusciamo a contagiare altre mamme a cambiare vita…senza per forza andare a vivere in campagna e fare la fattoria di zio tom. basta secondo me per cambiare vita la consapevolezza di quali cose siano importanti veramente e essere in grado di trametterla ai propri figli.

  2. Hai ragione. La via giusta potrebbe essere anche solo la consapevolezza…. Notte e grazie a te

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