RAPANELLI DEL MIO ORTO

 

Quello di oggi é un tema culinario introspettivo, di quelli che “sei quello che mangi”.
Una teoria che non fa una piega, parente stretta del proverbio “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”.
A questo proposito mia madre, con la sua autorevolezza, mi ha creato un po’ di nebbia in testa, perché se avessi scelto una compagnia teatrale piuttosto che frequentare assiduamente l’area riservata al paleolitico, oggi avrei le idee più chiare e saprei dire almeno di che pizza sono.
Ebbene. Chi sono?
Comincerò con il dirvi chi non sono.

Non sono un’omelette, non sono una crem brûlé e non sono nemmeno un frappè.
Sono una misticanza di gusti, che fluttuano tra cannella, garofano e cannella, tra coriandolo e cumino, tra peperoncino e cotechino. ?
Sono una fajitas di pollo ubriaca di Margarita di fragola, con orecchini a forma di tortillas. ?
Sono un goulasch di domenica, un calamaro ripieno di lunedì, un gelato di martedì e una zuppa di lenticchie il venerdì.
Sono un kebab al concerto dei ‪#‎chimicalbrothers‬, sono polpo e anche catalana.
Sono pecorino da scavare, cozze, cannolicchi e gamberi da annaffiare. Sono carote, finocchi, cavolfiore, prezzemolo e borlotti.
Sono un bouquet di rapanelli, che ogni giorno, nell’orto del mio babbo si fan più belli, son barbabietole e cicale da spolpare.
Sono dita da leccare, unto da asciugare e smacchiatore da dare.
Del dolce non sono ghiotta, ma non rifiuto mai una renetta cotta.
Un ultimo sguardo al carrello pieno e chi si è visto si è visto …. “Lascio che le cose mi portino altrove”

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